Gli operatori Wholesale Only operano solo all’ingrosso: investono nella posa di cavi in fibra ottica, nella costruzione di centrali e armadi di strada, e poi affittano l’accesso a queste reti agli operatori retail (come TIM, Iliad, Vodafone, WindTre, Sky, OlimonTel ecc.). Queste società non hanno un rapporto diretto con l’utente finale, ma fungono da infrastruttura neutrale su cui i vari fornitori di servizi possono appoggiarsi. Questo modello, introdotto in Italia a partire dal 2016 con Open Fiber, ha portato benefici in termini di copertura e concorrenza, creando un terreno più equilibrato rispetto al passato dominato da un operatore verticalmente integrato. FiberCop stessa – la nuova società della rete nata dallo scorporo di TIM – ha ottenuto nel 2025 la qualifica di operatore wholesale only da AGCOM, sancendo ufficialmente il suo ruolo di wholesaler puro indipendente da TIM. Di seguito i principali operatori wholesale only presenti sul mercato italiano nel 2026 e il loro focus:

  • FiberCop – Nata dallo scorporo della rete TIM nel 2024, oggi è controllata dal fondo KKR con partecipazione del Ministero dell’Economia. Gestisce la rete di accesso più capillare d’Italia (infrastruttura in rame e fibra ottica) ed è un operatore wholesale-only al 100%, senza attività di retail. FiberCop affitta l’ultimo miglio a tutti gli operatori (inclusa la stessa TIM) a condizioni paritarie.
  • Open Fiber – Società partecipata da Cassa Depositi e Prestiti e dal fondo Macquarie, è stata la prima grande realtà wholesale only italiana. Ha il compito di cablare in FTTH sia le aree a successo di mercato (zone nere) sia le aree a fallimento di mercato (zone bianche) attraverso i bandi pubblici Infratel, offrendo l’accesso all’ingrosso a tutti gli operatori interessati. Open Fiber, grazie al suo modello neutrale, ha contribuito a diffondere la fibra ottica nel Paese anche in zone dove prima non conveniva investire.
  • FibreConnect – Operatore wholesale dedicato esclusivamente alle Aree Industriali e Artigianali (AIA). Questa società realizza reti in fibra dedicate all’interno di distretti produttivi (zone industriali, artigianali o commerciali) spesso trascurati dai grandi operatori nazionali, e poi collabora con ISP locali per fornire connettività alle imprese presenti. FibreConnect non vende ai privati, ma consente agli operatori partner di raggiungere con fibra dedicata aziende in capannoni, stabilimenti e aree industriali remote, colmando il digital divide nelle zone produttive.
  • Infratel Italia – È un soggetto pubblico (parte di Invitalia, braccio operativo del MiMIT) responsabile dei piani di infrastrutturazione pubblica nelle aree a fallimento di mercato. Infratel non opera come provider commerciale né costruisce direttamente le reti: affida tramite gara la costruzione (in concessione) a operatori come Open Fiber o FiberCop, ma resta proprietaria delle infrastrutture realizzate con fondi pubblici. Grazie al Piano BUL (Banda Ultra Larga) e ai successivi interventi PNRR, Infratel ha portato la fibra ottica nelle cosiddette aree bianche (comuni rurali o periferici) dove nessun operatore privato avrebbe investito spontaneamente. Le reti pubbliche così create vengono poi date in concessione agli operatori retail, garantendo anche nelle zone più isolate l’accesso a servizi ultra-broadband.

Gli operatori wholesale only godono di alcuni vantaggi regolamentari: non avendo attività retail, sono considerati neutrali e possono beneficiare di obblighi regolamentari alleggeriti secondo il Codice delle Comunicazioni Elettroniche. Ciò incentiva investimenti di lungo periodo da parte di fondi infrastrutturali e partner pubblici, in quanto il modello wholesale only riduce il rischio di conflitti di interesse e favorisce la condivisione delle reti. Tuttavia, deve esserci una vigilanza per assicurare che non si creino nuovi monopoli infrastrutturali di fatto: il caso di FiberCop – nata da una separazione volontaria – è osservato attentamente dall’AGCOM e dalla UE per valutare l’effettiva indipendenza e le condizioni concorrenziali del mercato all’ingrosso.

Operatori verticalmente integrati: rete propria e servizio al cliente finale

Dall’altra parte del panorama ci sono gli operatori verticalmente integrati, cioè quei soggetti che costruiscono o detengono una propria infrastruttura di rete fissa e contemporaneamente vendono servizi al dettaglio al cliente finale (famiglie o imprese). In questo modello “classico”, l’operatore gestisce sia la rete sia i servizi retail, potendo teoricamente riservare a sé un vantaggio sull’infrastruttura. In passato TIM era l’esempio principale di operatore integrato (dominando sia rete che mercato retail), ma con lo scorporo di FiberCop TIM ha cessato di essere verticalmente integrato nel fisso, dovendo ora competere ad armi pari nell’offerta di servizi. Il superamento del modello integrato a favore del wholesale puro è una peculiarità italiana recente, volta a stimolare concorrenza e investimenti più equilibrati. Ciò non significa però che non esistano più operatori con reti proprie: alcune aziende continuano a investire in infrastrutture proprietarie per servire direttamente i propri clienti. I principali operatori integrati di rete fissa in Italia nel 2026 sono:

  • Fastweb (fusione Vodafone Italia) – Fastweb, già posseduta da Swisscom, ha sviluppato nel tempo una vasta rete in fibra (FTTH e FTTN/FTTC) nelle principali città e una rete backbone nazionale. Dal 2026 si è fusa con Vodafone Italia, unendo anche l’infrastruttura mobile di quest’ultima, e forma ora un unico operatore convergente leader sia nel fisso sia nel mobile. Il nuovo gruppo Fastweb-Vodafone è verticalmente integrato: possiede reti di accesso in fibra (espanse ulteriormente grazie a investimenti e coinvestimenti) e reti mobili 5G, fornendo servizi direttamente a famiglie e aziende su entrambe le piattaforme. Questa fusione ha creato un secondo polo di dimensioni simili a TIM sul mercato retail, aumentando la competizione soprattutto nei servizi convergenti.
  • Retelit – È un operatore infrastrutturale focalizzato sul mercato B2B (aziende e pubblica amministrazione) che opera in modo integrato. Possiede una rete in fibra nazionale estesa (inclusi cavi sottomarini internazionali tramite Retelit Flash Fiber e ora Sparkle), data center e offre servizi diretti alle imprese. Nel 2025 Retelit ha acquisito infatti da TIM la controllata Sparkle (rete internazionale) con il supporto del MEF, e ha incorporato le attività italiane di BT Italia, rafforzando la propria infrastruttura e diventando il fulcro di un terzo polo telecom per le aziende. Pur essendo partecipata in maggioranza da investitori privati, con queste operazioni Retelit si configura sempre più come un operatore integrato di riferimento nel settore business, con una forte presenza infrastrutturale e commerciale.
  • Altri operatori integrati locali – Oltre ai grandi nomi, esistono diverse realtà regionali o verticali che hanno scelto il modello integrato su scala più piccola. Ad esempio, alcune utilities locali (aziende energetiche o municipalizzate) hanno realizzato reti FTTH nelle proprie città o territori – spesso in partnership pubblico-privato – per poi offrire direttamente connettività ai cittadini (un esempio è A2A in alcune aree lombarde, o Estra in Toscana). Anche operatori specializzati come EOLO hanno sviluppato una propria rete (nel suo caso wireless FWA) per fornire servizi broadband in zone rurali. Queste iniziative integrano la copertura nazionale raggiunta dai big player, coprendo nicchie geografiche o di mercato con infrastrutture dedicate.

Va sottolineato che molti operatori consumer noti (ad es. WindTre, Iliad, Sky, Tiscali) non rientrano nella categoria degli integrati dal lato infrastruttura: essi infatti non hanno costruito una propria rete d’accesso fissa, ma operano come puri operatori retail, appoggiandosi in wholesale alle reti di FiberCop, Open Fiber o Infratel. La presenza di robusti operatori wholesale only rende possibile il modello di business di questi provider “solo servizi”, che possono competere sul mercato offrendo tariffe e pacchetti senza dover investire direttamente in cavi e centrali.

Un mercato delle reti in evoluzione

In conclusione, la diversificazione dei modelli di business nel mercato italiano della banda ultralarga ha raggiunto nel 2026 un equilibrio inedito. Il modello wholesale only si è affermato come pilastro per l’espansione della fibra ottica, garantendo neutralità e accesso equo all’infrastruttura per tutti gli attori retail. D’altro canto, rimangono fondamentali gli operatori verticalmente integrati che investono in proprie reti per innovare e differenziare l’offerta (soprattutto in segmenti come il business e nelle aree urbane più dense). La scelta di TIM di separare la rete fissa – prima in Europa a compiere questo passo – rappresenta simbolicamente il passaggio da un’era di monopolio verticale a una di concorrenza infrastrutturale aperta.

Per i consumatori e le imprese, tutto ciò si traduce in una maggiore disponibilità di connessioni in fibra ottica su tutto il territorio e in offerte più competitive da parte degli operatori. Grazie agli operatori wholesale only come FiberCop e Open Fiber, anche il nuovo TIM “leggero” e gli altri provider possono raggiungere clienti ovunque senza discriminazioni, mentre l’attenzione degli operatori integrati si concentra sul migliorare servizi e customer experience. Il 2026 si prospetta quindi come l’anno in cui il modello italiano – con rete d’accesso separata e condivisa – potrebbe diventare un caso di studio in Europa, evidenziando i pro e contro di una rete unica neutrale rispetto al tradizionale modello verticalmente integrato. Le dinamiche future dipenderanno dalle decisioni regolatorie (AGCOM e UE) e dagli investimenti continui nella fibra e nelle nuove tecnologie, ma una cosa è certa: la rete fissa non è più sinonimo di un solo operatore, bensì di un ecosistema dove infrastrutture e servizi viaggiano su binari diversi, a beneficio dell’intero sistema digitale del Paese.